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RECENSIONE "IL GRANDE ME" DI ANNA GIURICKOVIC DATO

sabato 12 settembre 2020

 

Può un libro, una volta dopo essere stato finito, chiuso ed appoggiato sul comodino, continuare a scorrerti nelle vene?

Può un libro costringerti a riflettere sul tema della morte, della menzogna, della famiglia in maniera così forte e prepotente?

La risposta è sì.

La risposta è “Il grande me” di Anna Giurickovic Dato, edito Fazi ed uscito il 10 settembre.

Un libro che parla di dolore, in tutti i suoi gradi.

 

“Dalle otto del mattino alle sette di sera io non provo niente. Poi quando termina l’orario di visita, mi si abbatte addosso tutta la giornata, quelle passate e quelle che verranno”

 

Simone è un padre malato, prossimo alla morte. I figli, ognuno con la propria vita, costruita e condotta lontano da lui, rimasto solo nella grande Milano, torneranno a casa per sostenerlo nell’ultimo periodo della sua vita.

 

“Se ci siamo stati sempre o meno, male o bene, poco importa, ora, perché non è questa la resa dei conti, è la sola occasione che ci resta”

 

La storia, raccontata dalla figlia Carla, ci accompagna nel corso delle loro vite, pagina dopo pagina, attraverso menzogne, ricordi, cose dette e non dette, sensazioni ed emozioni, fino ad arrivare a quel segreto da anni custodito nel cuore di Simone. Un segreto che, una volta svelato, cambierà il senso della loro vita o regalerà loro un valore aggiunto?

 

Nel corso della lettura ho percepito l’infinito amore di Carla nei confronti del padre. Il suo fortissimo desiderio di costruire tutto il passato non vissuto con un uomo che non ha mai avuto davvero.

 

“E lui può essere abbracciato da un’altra per mezzo delle mie braccia. Che importa che siano le mie se io, quando avrei potuto, non l’ho mai stretto davvero?”

 

Mi sono posta più e più volte questa domanda: “E se non avessi più tempo?”

Fagocitata dalla routine quotidiana, lavoro, scuola, bambini, casa, sono sicura di non “buttare via il mio tempo” in un qualche modo? Quanti di voi se lo sono mai chiesto?

Magari facendo cose che potremmo tranquillamente fare in altri momenti e che ci impediscono di assaporare e dare il giusto valore a quei momenti che invece, una volta passati, non torneranno più.

 

In questo romanzo si parla di malattia, un tema che spaventa perché della malattia, a volte, si può essere solo spettatori. Solo spettatori è un tantino riduttivo. Bisogna improvvisarsi attori perché fingere che vada tutto bene, per il bene dei nostri cari, diventa quasi un lavoro, sorridere quando si vorrebbe solo piangere, convincerli che esistono altre cure alternative quando invece la verità è una sola, ed i medici ce lo hanno detto più volte, senza mezzi termini.

 

Non mi resta che consigliarvi di allacciare le cinture e partire per questo viaggio.

La scrittura intima e potente di Anna e il suo stile delicato ma rude, dolce ma amaro, vi stropicceranno anima e corpo.

Ma sono convinta ne uscirete totalmente arricchiti.

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