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RUBRICA 2MAMME4LIBRI GENERE "BIOGRAFIA"

domenica 2 agosto 2020

Buongiorno cari lettori,

con qualche giorno di ritardo, dovuto ad una serie di impedimenti lavorativi, torniamo con l’appuntamento della rubrica 2mamme4libri.

Per il mese di luglio siete stati proprio voi, tramite un sondaggio, a scegliere il genere letterario che ci avrebbe accompagnato nel corso del mese.

Il vincitore del sondaggio, fra storico e biografico, è stato proprio quest’ultimo, ed i libri che vi presento, già sugli scaffali della mia libreria, si sono perfettamente adattati alla scelta.

 

Partiamo con la scelta per il mondo degli adulti: “Open” di Andre Agassi, edito Einaudi.

 

“Apro gli occhi e non so dove sono o chi sono. Non è una novità: ho passato metà della mia vita senza saperlo. Eppure oggi è diverso. È una confusione più terrificante. Più totale.”

 

Questo libro è stato un viaggio emotivo incredibile. Ho trovato molto delicata ed umana la scelta di raccontarsi così nel profondo, di mettersi a nudo e mostrarsi per come si è, esprimendo pensieri che hanno lasciata spiazzata anche me.

 

“Io odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare”

 

Ma come può essere possibile direte voi? Beh, Andre era “costretto” a giocare a tennis dal padre, un uomo severo, che in lui vedeva una stella di questo sport e che non accettava altra realtà al di fuori di questa.

 

Il libro percorre poi le storie d’amore di Agassi, gli allenamenti e le partite, vinte e perse.

 

Nonostante Agassi fosse il numero uno nel mondo non era felice, non si sentiva completo né soddisfatto.

Decise quindi di costruire una scuola d’eccellenza per i ragazzi che non avevano possibilità di studiare, una scelta che gli ha permesso di dare ai ragazzi un insegnamento fondamentale: il rispetto. Rispetto per ciò che ami ma ancora di più per ciò che non ti piace o odi.

 

Un libro che non posso far altro che consigliare perché permette di riflettere e aprire gli occhi su quello che veramente ci rende felici.

 

Per i più piccoli la scelta è ricaduta su “La matita magica di Malala”, edito Garzanti, un albo illustrato dai mille significati.

 

La storia di Malala e del suo desiderio di possedere una matita con la quale fare delle magie: dal dormire un’ora in più al mattino al disegnare bei vestiti per la madre, case per il padre e un vero pallone per permettere ai fratelli di giocare.

Una matita che avrebbe permesso a Malala di disegnare un mondo migliore, pieno di pace e amore.

Una matita che però al mattino Malala non trovava mai dentro al cassetto del suo comodino.

 

Ed ecco che decide di darsi da fare; decide di scrivere e parlare al mondo a soli undici anni, senza paura, della sua condizione di donna, costretta a non frequentare la scuola e ad indossare l’uniforme che tanto la rendeva orgogliosa. Sopravvissuta ad un attentato nel 2012 Malala oggi continua a viaggiare per difendere il diritto all’istruzione delle ragazze.

 

Questo albo illustrato è veramente bellissimo; Jacopo è rimasto incantato dalle illustrazioni e dalla dolcezza di Malala. Mi ha chiesto anche lui una matita magica… gli ho risposto che la sua può trovarla dentro al suo cuore.


RECENSIONE "I MIEI GENITORI NON HANNO FIGLI" DI MARCO MARSULLO

giovedì 16 aprile 2020


Oggi vi parlo di un romanzo che potrebbe tranquillamente essere catalogato fra quelli “autobiografici”.
Marco Marsullo ci porta a casa sua, all’interno di una famiglia che si è “rotta”.

Il protagonista, diciottenne, è figlio di genitori entrambi medici, separati, che, in quanto tali, desidererebbero, per il figlio, un percorso accademico ed un futuro di tutto rispetto. 
Il figlio, per non deludere le loro aspettative, imboccherà la strada dell’università, facoltà di Giurisprudenza, impegnandosi al massimo (per quanto riguarda l’esito… lascio a voi la lettura del libro!).
I genitori però, sembrano non avere fiducia nei confronti del figlio, non lo supportano e non lo valorizzano, anzi, forse fanno esattamente il contrario.

Troviamo una madre sofferente, che non ha ancora superato il dolore della separazione dal marito a causa di “un’altra”. Una donna infelice, sempre alla ricerca di nuove relazioni con uomini sbagliati. Una donna che paragona continuamente i figli dei colleghi di lavoro al suo, costringendolo a sentirsi sempre meno degli altri, mai abbastanza. Una madre che parla con il figlio tramite una chat di Whatsapp, evitando, se possibile, una chiacchierata vis a vis.

Troviamo poi un padre, completamente assorbito dalla sua passione per i cani e la caccia. Un padre che cerca continuamente l’approvazione del figlio, la sua ammirazione. Un padre che non riesce a parlare con il figlio, quasi gli mancasse il coraggio.
“Non per forza le cose dolorose nascondono conseguenze negative.”

Il protagonista, adolescente di gran cuore, prova molta tenerezza per quel padre così solo, così silenzioso, così assente; quel padre che non gli manca e che non sente la necessità di avere vicino.
Allo stesso tempo il suo più grande desiderio è quello di vedere di nuovo felice la madre, ma felice davvero, lontana dalla spasmodica ricerca di un ipotetico Nirvana tramite sedute di yoga e meditazione che contribuiscono solo a svuotarle il portafoglio.

Ammetto che la lettura di questo libro è stata a tratti dolorosa. Da figlia di genitori separati più volte nel corso del romanzo mi sono immedesimata nel protagonista. 
Ho sentito sulla mia pelle le stesse sensazioni: la frustrazione, la solitudine, l’incomprensione. 
Ho provato molta tenerezza per questo giovane, solo alla scoperta del mondo; diviso fra una madre ancora troppo ragazzina ed un padre annegato dalle sue passioni.

Un romanzo che parla di dolore, di abbandono, di quanto sia difficile a volte parlare con i propri genitori, di quante volte siamo costretti a scontrarci, gli uni con gli altri. 
Un libro che andrebbe letto due volte: una, seguendo il punto di vista del protagonista, quindi “da figli”, ed una mettendosi nei panni dei genitori.

Perché...
“Alla fine la felicità sta tutta nell’uscire vivo dalle cose che non ti ammazzano”



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