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RECENSIONE "IL GIOCO DELLA VITA" DI MAZO DE LA ROCHE

sabato 6 febbraio 2021

 

"Superato il tornello del controllo biglietti, per accedere all'arena del Coliseum era necessario percorrere un tratto coperto da un tendone a righe bianche e rosse. Il pavimento in cemento del passaggio era fradicio e cosparso di impronte fangose, spazzato da una corrente d'aria gelida più veloce dei cavalli che gareggiavano nell'arena. Entravano in pochi, ormai; solo qualche ritardatario come il diciottenne Finch Whiteoak, con l'impermeabile e il cappello di feltro morbido intrisi di pioggia, un velo di lucido umidore sulle guance lisce e scavate."


È sempre bello tornare dove si è stati bene ed io l’ho fatto ritornando a Jalna, dalla famiglia Whiteoak.

Ne “Il gioco della vita”, secondo volume della fortunatissima saga, ci ritroviamo nella storica tenuta canadese esattamente un anno dopo la fine del precedente volume, intitolato per l’appunto “Jalna”.

 

Troviamo tutta la famiglia al completo, ma, differentemente dal precedente volume, la cara vecchia Adeline è spesso lontana (fisicamente) dai suoi cari per via della malattia che la costringe a letto.

Non sarà certo questo a spegnere il suo entusiasmo ed il suo desiderio di scompiglio. Adeline sarà sempre colei che terrà le fila della storia e alta la nostra attenzione.

Chi sarà l’unico beneficiario della sua eredità? Solo uno, sì, perché questo è il volere della nonna.

 

Inutile dirvi che la lettura è stata spassosa e scorrevole, la penna di Mazo de la Roche è straordinaria.

In questo volume hanno trovato spazio principalmente due componenti della famiglia: Renny, sempre innamorato di Alayne, con il suo spirito tenebroso ed il suo animo profondamente tormentato, e Finch, il giovanotto incompreso, le cui passioni non vengono capite e sostenute dai suoi famigliari.

 

Finch, è il personaggio che più mi provoca un senso di tenerezza. Trovo molto profondo il suo amore nei confronti della musica e dell’arte in generale, un amore che non viene capito dagli altri componenti della famiglia, anzi, che spesso viene deriso e denigrato. In questo secondo capitolo della saga l’ho trovato cresciuto, maturato, e credo (e spero soprattutto!) che la penna della scrittrice continuerà a rendergli giustizia nei prossimi volumi.

Renny, invece, non incontra la mia simpatia. Lo trovo spesso arrogante, poco comprensivo, irascibile. Sono curiosa di vedere quale piega prenderà la storia d’amore con la sua Alayne.

 

Insomma, i Whiteoak sono così complicati ma anche divertenti, a tratti al limite del comico.

Voi? Avete già fatto la loro conoscenza?

Se la risposta è no, beh, vi consiglio di farlo!


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