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RECENSIONE "MUORI PER ME" DI ELISABETTA CAMETTI

domenica 21 febbraio 2021

 

Fin dove ti spingeresti per avere successo?

Esiste qualcosa di più doloroso della paura?

Esiste una libertà al di fuori della gabbia in cui sei costretto a vivere?

 

“Muori per me” di Elisabetta Cametti, edito Piemme, è un thriller con la T maiuscola.

La sua trama intrigante e soprattutto contemporanea è riuscita nell’intento di tenermi incollata alle pagine fino a notte fonda e mi ha spinto a pormi domande alle quali sono riuscita a dare una risposta solo alla fine della lettura.

 

Al centro di questo romanzo ci sono le donne e le loro lotte per mantenere dignità ed integrità morale e per raggiungere la tanto agognata libertà.

 

“Quel giorno non sono morta, ma ho smesso di vivere per sopravvivere”.

 

Contrapposte a loro ci sono gli uomini, meglio se potenti e molto ricchi, all’apparenza disinvolti e ben educati ma dai risvolti grotteschi.

Tutto questo sullo sfondo di un mondo virtuale, quello dei social network, che tanto alterano la realtà trasformandola in un universo parallelo inesistente.

 

Ci troviamo nella Milano da bere, circondati dai suoi grattacieli e dalle sue luminarie. Ginevra Puccini è la fashion blogger numero uno al mondo, moglie di Volfango Vinciguerra, capo, insieme ai fratelli Vanessa e Vittorio, dell’omonima casa di moda, la 3V Fashion Group. I Vinciguerra vivono di perfidia e arroganza. Il loro unico interesse è il raggiungimento del massimo potere e per far ciò non sono soliti guardare in faccia a niente e nessuno.

 

“Era la prova di come correttezza, scrupoli e rispetto frenassero l’ascesa. Mentre determinazione e prepotenza conducevano dritto al successo.”

 

Leggeremo di party conditi da fiumi di alcol e droga, nei quali saranno coinvolte ragazzine bramose di successo, smaniose di diventare qualcuno, di avere qualche migliaio di follower e di like, che non avranno il coraggio di dire di no, diventando a loro volta vittime del sistema.

 

“La crudeltà è la madre di tutti i mali. Se ti tocca, non solo ti cambia: ti trasforma.”

 

È molto importante il messaggio che Elisabetta lancia all’interno delle pagine di questo romanzo: la potenza dei social network e la forza della eco che riescono a scatenare.

Elisabetta costruisce una trama superba miscelando ingredienti che rendono questo thriller un capolavoro: troveremo omicidi, sparizioni, scene di violenza, ma, anche negli episodi più crudi la scrittura di Elisabetta saprà essere diretta e tagliente pur non perdendo la sensibilità e la delicatezza che i temi trattati meritano.

 

Perché si parla di famiglia, di rapporto fra fratelli e sorelle, di maltrattamento degli animali, di violenza, abusi, di redenzione e di coraggio.

 

“Abituarsi al rumore significa permettergli di entrare a far parte della nostra quotidianità. Significa convivere con una tossina, che non si ferma ai timpani, ma penetra e scava a fondo. Ci distrae, ci innervosisce. Continua a martellarci dentro, coprendo ogni altra voce, anche quella dei pensieri. E come va a finire? Che per non ascoltare il rumore ci facciamo sordi e non sentiamo più. Poco alla volta diventiamo indifferenti. Insensibili. La cura è il silenzio. Un attimo di silenzio ha un potere rigenerante immenso. Quando fuori di noi tutto tace, ricominciano a parlare i sensi. E recuperiamo l’equilibrio.”

 

È la prima volta che affronto la scrittura di Elisabetta e, ad oggi, mi sto chiedendo: “Ma come ho fatto ad arrivare a 36 anni senza aver letto nulla di suo?”

Ergo: corro a recuperare gli altri romanzi!

 

Buona lettura

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