Slider

RUBRICA 2MAMME4LIBRI TEMA "LIBRI"

lunedì 29 giugno 2020

Buon pomeriggio cari lettori,

eccoci al terzo appuntamento con la rubrica #2mamme4libri.

Per il mese di giugno io e Ilaria abbiamo scelto il tema “LIBRI”. Un tema molto caro a tutti noi, appassionati di lettura.

I libri che ho letto e che oggi vi presento sono: “La libreria del tempo andato” di Amy Meyerson, edito Nord per quanto riguarda la proposta adulti e “Un leone in biblioteca” di Michelle Knudsen edito Nord-Sud Edizioni per la proposta dei piccoli.

 

Comincio con il dirvi che sono state due letture estremamente interessanti, due bellissime nuove scoperte.

Partiamo con il mio consiglio per l’universo “adulti”.

 

“La libreria del tempo andato” è una caccia al tesoro, una corsa alla ricerca della verità sulla propria famiglia (o su quella che si crede tale).

Miranda è sempre vissuta circondata dai libri; lo zio Billy era proprietario di “Prospero Books”, la libreria di famiglia, il luogo dove ha passato interi pomeriggi, sognando fra le pagine dei libri stipati sugli scaffali. Sarà proprio la morte dello zio Billy a spingerla ad affrontare quei segreti che da tempo si celavano all’interno della loro famiglia. Attraverso una caccia al tesoro organizzata ad opera d’arte dallo stesso Billy, Miranda ripercorrerà la vita dello zio, scoprendo cose che non avrebbe mai potuto immaginare, e riscoprendo anche sé stessa, facendo pace con un passato che aveva causato molto dolore.

La scrittura molto scorrevole e lineare ha reso la lettura piacevole e molto veloce, instillandomi la curiosità di conoscere l’esito dell’avvincente caccia al tesoro.

Questo libro mi ha insegnato che solo facendo pace con noi stessi e perdonando saremo veramente in grado di accettarci e soprattutto di perseguire la vera felicità.

 

“Un leone in biblioteca” è invece un bellissimo viaggio che ho fatto insieme ai miei bambini, Jacopo e Camilla; un viaggio che ci ha divertito e fatto riflettere.

 

Non è una cosa di tutti i giorni vedere un leone in biblioteca.

Soprattutto un leone composto ed educato, attento alle letture di gruppo, di aiuto nelle attività quotidiane e rispettoso delle regole.

Un bel giorno però a causa di un incidente, il leone è costretto a infrangere la regola più importante: non correre e non gridare.

Lo fa per un motivo molto importante: attirare l’attenzione su un incidente avvenuto all’interno della biblioteca.

Il leone è molto intelligente e non aspetta di ricevere una punizione per il suo comportamento scorretto ma decide di andare via e di non tornare più alla biblioteca.

Non vi racconterò altro di questo meraviglioso album, sperando di avervi incuriosito e spinto ad acquistarlo e leggerlo insieme ai vostri bimbi.

Un albo che insegna l’importanza del rispetto delle regole regalando allo stesso tempo un bellissimo spaccato delle relazioni, di come ci si affezioni e di come si possa volere bene a chi è diverso da noi.


RECENSIONE "IL BUIO OLTRE LA SIEPE" DI HARPER LEE

giovedì 25 giugno 2020


Oggi sono molto felice di parlarvi di un’altra mia prima volta.

Eccomi alle prese con una graphic novel, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, con adattamento e disegni di Fred Fordham, edito Mondadori Oscar Ink.


Premetto che non ho mai letto il libro e non ho visto il film, ma ho adorato questa graphic novel e penso che prima o poi recupererò entrambi.


La storia si svolge a Maycomb, nei primi anni ’30.

Protagonisti sono un fratello ed una sorella, Jem e Scout, orfani di madre, morta quando erano entrambi piccoli. Vivono con il padre, Atticus Finch, avvocato con uno spiccato senso della giustizia e Calpurnia, la governante.

Il padre, con la grande responsabilità di crescere due figli senza una figura femminile di riferimento, cercherà di insegnare loro valori morali come l’amore, il rispetto e l’uguaglianza.


Le cose prenderanno però una piega inaspettata quando Atticus si troverà a difendere Tom Robinson, un uomo di colore accusato di aver violentato Mayella Ewell, una ragazza bianca. Scout e Jem per questo saranno spesso derisi e presi in giro, costretti ad affrontare una realtà più grande di loro.


Il tema del razzismo e della disuguaglianza attraversa il racconto in maniera preponderante; la figura di Atticus è un concentrato di coraggio e forza d’animo: nonostante le malelingue e la cattiveria della gente del paese porta avanti la sua battaglia nonostante ne conosca già l’esito.


“Volevo farti capire cos’è davvero il coraggio. Coraggioso non è un uomo con un fucile in mano. Avere coraggio significa sapere che prenderai una batosta ancora prima di cominciare, eppure vai avanti per la tua strada. Di rado arrivi alla vittoria, ma a volte ci riesci.”

 

Un libro che, scritto negli anni ’60, è oggi più attuale che mai.

Le immagini sono riuscite più volte a trasmettermi emozioni forti, a rendere più reale e vivo ciò che avrei potuto “solo” leggere in un libro senza illustrazioni.

Ho provato rabbia di fronte alle ingiustizie, pena, ma anche tanta tenerezza, soprattutto in alcuni passaggi dove ho percepito fortemente il senso di ingenuità che contraddistingue l’essere bambino.

 

Consiglio fortemente la lettura di questa graphic novel, genere che non avevo ancora conosciuto e che, seppure inizialmente riluttante all’idea di leggere un libro “a fumetti”, mi ha appassionato e travolto.

Al suo interno è contenuto un insegnamento prezioso

 

“Atticus, era un tipo perbene..." "Come la maggior parte delle persone Scout. Quando alla fine riesci a vederle.”


RECENSIONE "COSI' TANTO" DI TRISH COOKE E HELEN OXENBURY

martedì 23 giugno 2020


Una famiglia numerosa e molto affiatata.

Questa è l’atmosfera che si respira all’interno delle pagine di questo bellissimo albo illustrato intitolato “Così tanto”, edito Pulce Edizioni che ringrazio per questa freschissima collaborazione.


Il protagonista è un bimbo davvero molto fortunato: dalla mamma alla bisnonna, tutti, lo amano COSI’ TANTO! e glielo dimostrano in tutte le maniere possibili.

È il giorno del compleanno di papà, e tutta la famiglia si è radunata per fargli una festa a sorpresa.

Prima di festeggiare il papà, però, tutte le attenzioni sono per il piccolo protagonista: la zia, lo zio, la nonna, la bisnonna e il cugino lo fanno divertire e giocare ma soprattutto lo fanno sentire amato.

 

Questa storia è un concentrato di affetto, desiderio, condivisione: il protagonista è così emozionato che fatica ad addormentarsi, le emozioni della giornata lo hanno riempito di entusiasmo e gioia.

 

Ho apprezzato moltissimo il ripetersi della frase

 

“Stavano lì senza far niente”

 

ad ogni ingresso in casa di un componente della famiglia.

 

Importante, fondamentale concetto (ma questo è un mio parere) quello della noia; non semplice da spiegare e far comprendere ai nostri piccoli ma utile a loro nello sviluppo della creatività e della riflessione, utile a superare proprio la fase della noia stessa.

 

Una lettura che è piaciuta moltissimo a Jacopo e Camilla, fortemente attratti dalle grandi illustrazioni e dai loro colori sgargianti.


RECENSIONE "STONER" DI JOHN WILLIAM

venerdì 19 giugno 2020

 
"Non credere di scappare, amico mio. Ora tocca a te. Chi sei tu, veramente? Un umile figlio della terra, come ti ripeti davanti allo specchio? Oh, no. Anche tu sei uno dei malati: sei il sognatore, il folle in un mondo ancora più folle di lui, il nostro Don Chisciotte del Midwest, che vaga sotto il cielo azzurro senza Sancho Panza. Sei abbastanza intelligente, di certo più del nostro comune amico. Ma in te c’è il segno dell’antica malattia. Tu credi che ci sia qualcosa qui, che va trovato. Nel mondo reale scopriresti subito la verità. Anche tu sei votato al fallimento. Ma anziché combattere il mondo, ti lasceresti masticare e sputare via, per ritrovarti in terra a chiederti cos’è andato storto. Perché ti aspetti sempre che il mondo sia qualcosa che non è, qualcosa che non vuole essere. Sei il maggiolino del cotone, tu. Il verme nel gambo del fagiolo. La tignola nel grano. Non riusciresti ad affrontarli, a combatterli: perché sei troppo debole, e troppo forte insieme. E non hai un posto al mondo dove andare.”
 

William Stoner poteva apparire agli occhi di molti un personaggio anonimo; figlio di contadini, una vita piatta, prima nei campi di famiglia e mai lontano dal suo paesino, poi all'università, come docente, un lavoro mantenuto per tutta la vita, una moglie ed una figlia.


Ho letto “Stoner” dopo averne sentito parlare moltissime volte e dopo aver letto svariate recensioni, NESSUNA negativa.


Per raccontarlo in poche parole “Stoner” è la storia di una vita, la vita “normale” di un uomo straordinario, dedito al lavoro. Un uomo che ha vissuto al fianco di una donna dalla quale sarebbe dovuto scappare probabilmente già dal viaggio di nozze, un uomo che ha amato profondamente il suo lavoro, facendolo diventare motivo della sua esistenza.


Ho adorato questo romanzo, anche se credo possa non essere per tutti. All'interno delle pagine sono nascosti significati che possono essere compresi solo se letti con il cuore, non con gli occhi.


Grazie a questa lettura ho capito che bisogna andare oltre alla singola parola o frase. Ci sono libri unici per i loro profondi significati, libri dai quali non ti aspetteresti mai un coinvolgimento tale, così intenso e profondo. 


È un libro che consiglio e che consiglierò sempre, per la ricchezza che è stato in grado di lasciarmi.


RECENSIONE "LE IMPERFETTE" DI FEDERICA DE PAOLIS

mercoledì 10 giugno 2020


Una famiglia apparentemente “normale”.
Anna, suo marito Guido, due splendidi bambini, ed un padre, Attilio, innamorato e devoto alla figlia.
Vi state chiedendo perché ho utilizzato l’aggettivo “apparentemente”? 

Federica De Paolis, vincitrice del Premio DeA Planeta 2020 con “Le imperfette”, descrive, in maniera esemplare, la necessità di apparire perfetti agli occhi degli altri, spesso senza riuscirci, criticando un sistema borghese fatto di favoritismi e finti sorrisi scambiati durante i festeggiamenti per una promozione lavorativa.

La protagonista, Anna, è sposata con Guido, affermato chirurgo e primario della clinica di famiglia, Villa Sant’Orsola, specializzata in chirurgia estetica. Il loro è un matrimonio fresco ma dato, purtroppo, per scontato; non si prendono cura l’uno dell’altra, non si desiderano più, lasciando naufragare il loro rapporto, senza se e senza ma.
Anna ama i suoi figli ma quando è insieme a loro il respiro si accorcia, diventa un’ossessione, è bello sapere che ci sono ma li preferisce in camera loro addormentati, fuori dai piedi.

Ed è proprio in questo scenario che si infila Javier, il papà spagnolo di una compagna di classe di Gabriele, con il quale Anna comincia una relazione, fatta di sesso, chiacchiere e sguardi lanciati da un armadietto all’altro.
Fino allo scandalo: il nome della clinica Villa Sant’Orsola viene infangato da un caso di malasanità e Guido viene indagato.

Anna si troverà di fronte ad una verità piuttosto distante dalla realtà da lei conosciuta. Un mix di apparenze, menzogne e finto buonismo che la travolgerà.
Le sono state raccontate solo bugie oppure sono stati solo omessi dei particolari?

Un romanzo drammatico, appassionante, profondo e travolgente.
La scrittura scorrevole di Federica è riuscita a trascinarmi, pagina dopo pagina, all’interno di una trama ricca strutturata in maniera lineare e molto forte.
Non nego di avere provato più volte nel corso della lettura un sentimento di angoscia stringermi la gola ma nonostante tutto non sono riuscita a staccarmi dal libro, ogni capitolo mi calamitava al successivo, senza sosta.

Un libro che consiglio vivamente a chi pensa che non esista la perfezione e a chi sostiene che siano proprio le imperfezioni a renderci unici.

“Le imperfette”, come le chiamava suo marito. C’era qualcosa di malevolo in quel nomignolo. Guido, nonostante amasse il suo lavoro, in fondo deprecava chi ricorreva alla chirurgia. Il sentimento opposto animava Attilio: per lui tutte le donne erano imperfette, tutte erano in cerca di qualcosa che le completasse. E per il padre di Anna il discorso non si limitava alla bellezza: era un’inquietudine dell’anima che portava le donne a cercare di migliorarsi, come se la condizione del femminile fosse votata a una ricerca perpetua, una spinta costante.

RECENSIONE "LA DONNA DI GILLES" DI MADELEINE BOURDOUXHE

giovedì 4 giugno 2020

 
“Le cinque… Tra poco sarà a casa…” pensa Elisa, e basta l’idea a farla piombare nell’inerzia più totale. Ha passato l’intera giornata a spazzare, lavare, lustrare, ha preparato per cena una minestra sostanziosa – non è negli usi del paese fare un pasto pesante di sera, ma è necessario per lui che in fabbrica, a pranzo, mangia solo qualche panino con le uova strapazzate. E adesso, che dovrebbe semplicemente apparecchiare, si sente le braccia così pesanti da ricaderle, come intorpidite, lungo il corpo. Stordita da un’ondata di tenerezza, si aggrappa con entrambe le mani alla sbarra di nichel del fornello e rimane lì, immobile e ansimante. Ogni giorno è così. Quando mancano pochi minuti all’arrivo di Gilles, Elisa è ridotta a un corpo privo di forze, tutto dolcezza e languore – pura attesa.

“La donna di Gilles” è una storia d’amore, tormentata, intensa e dolorosa.
Il rapporto di Elisa e Gilles è morboso. Elisa vive per la sua famiglia, per la casa che pulisce quotidianamente, in attesa del rientro del suo amato, dopo una giornata passata in fabbrica a lavorare. Gilles è tutto per lei, il suo corpo è una calamita alla quale lei non può sottrarsi, mai, e per Gilles è lo stesso.
Ma una mattina tutto cambia, almeno per Gilles. Dopo averla vista chissà quante volte, Gilles si scopre perdutamente innamorato di Victorine, la sorella di Elisa.
Viene consumato un tradimento che Elisa scoprirà ma che inizialmente deciderà di tenere nascosto.
Dopo averci ragionato e aver metabolizzato il dolore la sua decisione sarà quella di parlare con Gilles dimostrandosi comprensiva e addirittura accondiscendente nei suoi confronti.
Il suo comportamento amichevole, lei è convinta, lo farà sicuramente tornare fra le sue braccia. Gilles piangerà sulle spalle della moglie a causa dell’amante e sì, tornerà da lei, ma solo perché Victorine sceglierà di abbandonarsi nelle braccia di un altro uomo, non di certo perché è innamorato della moglie o dei suoi figli.

Non sono riuscita ad immedesimarmi nei panni dei protagonisti, specialmente in quelli di Elisa. E lo dico perché per me il tradimento non è contemplato, o quanto meno, una volta consumato (e scoperto) per me si chiude il capitolo. Una ferita che, anche se provata a sistemare, lascia alle spalle troppo rancore.
Un romanzo dalla narrazione scorrevole e molto diretta, una storia dove viene raccontata una donna che annulla completamente sé stessa per amore nella speranza di poter riconquistare le attenzioni e l’amore (ormai svanito) del marito.
Powered by Blogger.
Theme Designed By Hello Manhattan
|

Your copyright

Your own copyright